Ma possibile che si debba accettare la risposta del ministro Elio Vito (quello dei rapporti con il Parlamento)?
Al question time alla Camera Pd e Idv chiedono chiarimenti sulla vicenda del sottosegretario all'economia Nicola Cosentino, indagato nell'inchiesta sulla lobby di Flavio Carboni. Vito risponde: "La presidenza del Consiglio rileva che la vicenda si basa esclusivamente su notizie di stampa e non è in possesso di nessuna documentazione. Nessuna decisione quindi può essere responsabilmente assunta prima di conoscere fatti tutti da acclarare. Inoltre, spetta alla magistratura l'accertamento di eventuali responsabilità penali".
Ma come, la Presidenza del Consiglio non poteva richiedere la documentazione, visto che sapeva del question time?
Gli strani rapporti che il ministro Vito ha tenuto con il Parlamento, devono averlo indotto a credere che il luogo dove si fanno le leggi sia come il bar sport: si commentano i giornali, al massimo. Se proprio ci si vuole spingere oltre, si può anche discutere di squadre. Ma di calcio.
Perché non trasformiamo il question time in happy hour?
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mercoledì 14 luglio 2010
giovedì 24 giugno 2010
Il diritto di scegliere
Credo che sia stato l'inizio di tutti i mali più recenti; la ciliegina sulla torta dei guasti già fatti negli ultimi tre lustri. Un male aggiunto, perché il resto del male era già stanco, radicato, anestetizzato: una legge elettorale per togliere ai cittadini il diritto di scegliere. Ci vorrà il 15 marzo 2006, tre mesi dopo l'entrata in vigore del Porcellum, perché il ministro Calderoli ammetta a cuore aperto: "Ho scritto una porcata".
Confessione o tracotanza? Può darsi tutte e due le cose: sta di fatto che ai microfoni di Matrix, davanti a un divertito Mentana, Calderoli, allora titolare delle Riforme, non diventò neppure rosso. Da quella sortita, aggiungendo di suo l'arguzia toscana e la desinenza latina, Giovanni Sartori ribattezzò la legge n.270 del 21 dicembre 2005. Passerà alla storia come merita il Porcellum e cioè come quella legge che immobilizza gli elettori, costretti come sono a scegliere se votare liste bloccate e candidati scelti dalle segreterie di partito o se disertare le urne. Nessuno si è opposto, lì per lì.
Con la nuova legge abbiamo definito questo Parlamento, ripetutamente offeso, svilito nel suo ruolo e umiliato di continuo, senza mai neppure una reazione di orgoglio. E' ora di dire basta, riprendiamoci quel che ci spetta: la libertà di scegliere.
Ha ragione Luigi Pintor che nel suo bellissimo Il Nespolo scrive: "Ci sono medaglie che hanno soltanto il rovescio".
Confessione o tracotanza? Può darsi tutte e due le cose: sta di fatto che ai microfoni di Matrix, davanti a un divertito Mentana, Calderoli, allora titolare delle Riforme, non diventò neppure rosso. Da quella sortita, aggiungendo di suo l'arguzia toscana e la desinenza latina, Giovanni Sartori ribattezzò la legge n.270 del 21 dicembre 2005. Passerà alla storia come merita il Porcellum e cioè come quella legge che immobilizza gli elettori, costretti come sono a scegliere se votare liste bloccate e candidati scelti dalle segreterie di partito o se disertare le urne. Nessuno si è opposto, lì per lì.
Con la nuova legge abbiamo definito questo Parlamento, ripetutamente offeso, svilito nel suo ruolo e umiliato di continuo, senza mai neppure una reazione di orgoglio. E' ora di dire basta, riprendiamoci quel che ci spetta: la libertà di scegliere.
Ha ragione Luigi Pintor che nel suo bellissimo Il Nespolo scrive: "Ci sono medaglie che hanno soltanto il rovescio".
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